GIORNO 245: tientelo tu, che io ho paura.

Sono passati 20 anni da quel 1° ricovero che fece e a seguire, molti altri, compreso poi 1 anno in C.R.A.

Dopo 20 anni di psicofarmaci, mi sono reso conto che si è allungato tutto il brodo in famiglia e specialisti vari per un semplice minimo comune denominatore:

– La maggior parte degli psichiatri, hanno paura degli psicotici;
– La maggior parte degli infermieri idem;
– La maggior parte degli psicologi idem;

Famiglia, amici e parenti, idem, sono terrorizzati e impauriti da situazioni che esplodono “improvvisamente” e si mantengono tali nel tempo.

Hanno tutti paura di quello che potrebbe succedere, che succede e che è successo.

Hanno tutti così paura di farsi contaminare dalle responsabilità di risolvere o coprire atteggiamenti e situazioni, che alla fine ci si dimentica di chi o che cosa si ha paura e si rimane nell’angoscia e nel buio perenne e dei mille (e una notte) buoni consigli per la buona salute mentale e l’integrazione sociale più opportuna sempre dal punto di vista degli altri ma mai dello psicotico, che vede e ha spesso bisogno di tutt’altra realtà, la sua.

Almeno riconoscergliela per un pò cazzo… famolo contento pé un pochetto no? No nemmeno quello. Manco si può parlare con le voci. Non si può. Che sei matto?

Finché è successo che lo psicotico, dopo 20 anni, ha più palle di tutti quanti messi assieme perché sta riemergendo.

NONOSTANTE:

– nonostante famiglia, parenti, amici e fratello che si sono bellamente adagiati e rassicurati per molto tempo, da una bella sedazione prolungata negli anni a discapito del significato di dignità della vita, negli alti e specialmente nei bassi (fondi). Bassi sì… sennò come fai a capire gli alti e le mezze vie?

– nonostante la maggior parte di psichiatri, psicologi e infermieri tutti;

– nonostante (pensa un pò te….) dei moltissimi de “tienitelo tu a casa uno psicotico senza farmaci e poi vediamo come risolvi”;

– nonostante quelli de “è cronico, dalla schizofrenia non si può guarire ma solo conviverci” (conviverci nel modo e dal punto di vista non dello psicotico però, il che è tutto un dire). Poi l’estate si va al mare e chi si è visto si è visto. Avanti n’altro.

– nonostante i NO che diceva, ma che aveva ragione a dire;

– nonostante gli allontanamenti forzati. A fin di bene o a fin di male, ma comunque via perché insostenibile, è intollerabile, è pesante e da fastidio. Non si può sopportare in somma. Non ce la si fà più; voi, io, tu non ce la si fa più? Lui?

– nonostante i NO a molti degli psicofarmaci assunti e che aveva ragione a dire NO quando voleva mollarli e invece arrivavano sempre e comunque consigli da ovunque; e poi li mollava, taluni. Di botto. Visto no? ve l’avevamo detto!

– nonostante la lobotomia chimica perpetuata negli anni, sempre e solo in nome della paura di ciò che potrebbe succedere e non sarebbe mai accaduto ne ha mai compiuto dopo, ne prima;

– nonostante il modello genitoriale ricevuto in perenne contrasto e agonismo/antagonismo con parenti, nonni e istituzioni tutte e competizioni varie, inadeguatezze varie, diversità varie, aspettative varie, modelli e modi di pensare e fare vari. Ma tutti uguali.

– nonostante le cooperative del “era inadatto fin dall’inizio a lavorare qui da noi ma lo abbiamo tenuto qui per molti anni per volontà di famiglia, medici, istituzioni e varie;

– nonostante cristo santo… qualche birra in più con gli amici la sera potevi fartela a 16 anni, ma gli altri non facevano così, quelli con “la testa sulle spalle”;

– nonostante ti hanno bocciato perché quell’indirizzo scolastico lo faceva anche il cugino prodigio che poi si è laureato e tu manco hai finito il primo anno di liceo;

– nonostante i 3 anni di mobbing sul lavoro, calci in culo sul lavoro, trucioli di ottone nelle scarpe e nelle dita ogni giorno, umiliazioni di ogni genere, mani addosso, solo perché non eri pronto a fare quella vita dopo il liceo bocciato, dopo la geometri bocciato, dopo scuola professionale di tornitore bocciato, dopo il militare saltato perché avevi i piedi piatti e se dovevi partire, l’azienda doveva tenerti il posto dopo. Ma che scherzi… tenerti il posto. Eppure cazzo non eri un casinista in classe ne al lavoro, anzi… giù la testa, zitto e adattarsi sempre più in fretta. Mai adattato e tutti lo volevano che si adeguasse.

– nonostante mamma e papà “quel lavoro lo devi tenere se nò che futuro ti puoi fare?”. E nel mentre lo violentavano e nessuno si accorgeva di quanto grave in realtà fosse quella situazione prima di far sbocciare la tua prima bomba psicotica in casa. Improvvisa. Ma come improvvisa…

– nonostante la paura che ci hai scaraventato addosso perché per “improvvisa” lo abbiamo capito quando già eri per la tangente ma era troppo tardi, allora;

– nonostante gli amici persi, dileguati;

– nonostante non hai mai potuto baciare una donna sulle labbra ne farci l’amore;

– nonostante per diversi anni non sei più potuto andare in vacanza come quando facevi da piccolo e quando accadeva, nelle foto apparivi ed eri solo in mezzo al mondo;

– nonostante oggi ti porti dei segni evidenti di questi 20 anni dettati oltreché dalle tue paure, dal peso delle paure che gli altri hanno avuto di te (soprattutto);

– nonostante poco meno di un anno e mezzo fa, io e te abbiamo salutato mamma e papà uno dietro l’altro a distanza di nemmeno 3 mesi, corrosi dalla peggior specie di tumori esistenti. Sei e siamo ancora in piedi e gli vogliamo ancora un bene dell’anima nonostante i nonostante, senza rancori. Almeno da parte mia. Da parte tua ti è stata negata anche questa possibilità. Di esprimerlo, se ce ne fosse. Lo hai fatto a tuo modo forse e va bene così.

POI DOPO 20 ANNI SALTA UNO DEI TASSELLI DEL PUZZLE E SI RIPARTE TOTALMENTE DA ZERO, IN POSITIVO. ANZI NO. IN RIVINCITA. DUE VITE PARALLELE DIVISE MOLTI ANNI FA. ENTRAMBI VIA. IO PIU’ FORTUNATO, TU MENO.

Col cazzo che dirò che cosa. Ma è saltato questo puzzle. Io sò che cosa. Bisogna passare da molti “nonostante” e ancora potresti essere lontano mille anni luce.

Evitiamo di aver paura, perché è contagiosa.

PS: la maggior parte non vuol dire tutti, e meno male. Dedicato ai coraggiosi.

Lascia un commento